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Scritto da | maggio 26th, 2014

Ricostruire la propria vita partendo dal gioco delle torri

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Torri che cadono

bambina-1-2-anni-gioca-costruzioni_600x398Qualche domenica fa ero a casa di amici e mi sono soffermato ad osservare alcuni bimbi che giocavano. Flaminia, una bambina di un anno e mezzo, ha attirato la mia attenzione: stava giocando con le costruzioni insieme alla mamma. La mamma costruiva una torre e lei si divertiva a distruggerla, ed ogni volta erano grandi risate e poi si ricominciava tutto da capo. Penso che a tutti sarà capitato di osservare una scena simile. Mentre le osservavo mi è venuto in mente quando al mare da piccolo, dopo aver passato del tempo a costruire dighe e castelli di sabbia, arrivava poi il momento di distruggerli camminandoci sopra: questo sì che dava una certa soddisfazione!

Affermare se stessi attraverso il gioco

Gli psicologi esperti in quest’ambito ci dicono che è tutto normale e che “..dall’ottavo mese di vita, il bambino è capace di manipolare gli oggetti con grande attenzione anche se, dopo averli portati alla bocca, può gettarli via e guardare se sono ancora nel suo campo visivo. La madre raccoglie gli oggetti caduti e li porge al bambino che si prepara a lanciarli di nuovo, con una forza ed un piacere evidenti.
Verso il primo anno, la madre costruisce sotto gli occhi del bambino una torre di cubi. Egli aspetta e, quando la costruzione è completata, la distrugge con violenza e piacere. A quel punto la madre può dire: “Si è rotta, non c’è più”, poi può ricostruirla. Il bambino aspetta nuovamente e la distrugge un’altra volta con la stessa intensità emozionale. Il gioco riprende instancabilmente per il bambino mentre la madre rischia di stancarsi ma, poichè vive il piacere del bambino, continua a ricostruire.…

Nel caso in cui la madre ricostruisca la torre proibendone la distruzione perchè desidera far imparare al suo bambino come si costruisce una torre imponendogli un modello, il bimbo può arrabbiarsi con lei, e lanciare per aria i cubi con forza. La madre, non capendo la reazione del bambino, gli manifesta la sua disapprovazione con gesti e parole che colpevolizzano. Questa madre, che sembra voler fare qualcosa di buono per suo figlio, in realtà non favorisce affatto l’evoluzione della pulsionalità distruttiva, ne il processo di separazione da lei, nè l’affermazione del bambino. Più tardi, sui 3 anni, il bambino sarà capace di costruire da solo la torre senza distruggerla perché non è più preso dalla ricerca di differenziazione dalla madre. Ora può dire: “Io faccio, io sono, io tengo” (J. Piaget).

Infatti, osservando un bimbo durante il gioco autonomo, mentre è impegnato nel fare la sua creazione, non vuole assolutamente che qualcun altro gliela distrugga anzi, deve essere solo lui a farlo. E proprio nel momento in cui la distrugge, si vede nascere sul suo viso una espressione di soddisfazione che non ha eguali.

Tutto ciò è utile al bambino al fine di affermare se stesso, di sperimentare il potere della creazione, di dividere e poi mettere di nuovo insieme. Facendo questo insieme ad uno dei genitori, il bimbo inizia a familiarizzare con il concetto di sintesi, unità, pazienza, perseveranza. Inizia a fare esperienza della volontà. Inoltre gli permette di entrare in contatto con la propria aggressività, facendone esperienza positiva, perché impara che dopo la distruzione si può ricominciare, concetto fondamentale in tutte le fasi della vita avvenire.

È una presa di coscienza che accresce la sua fiducia sul fatto che le cose non finiscono se lui si dimostra aggressivo. Che c’è sempre una possibilità di rimettere insieme le cose, ma in nuova forma.

Dare forme nuove alla nostra vita

Questo è quello che accade anche alle nostre vite di adulti. Quante volte sembra che la nostra vita vada in mille pezzi e non sappiamo se riusciremo a tenerli insieme. Poi accade che dopo molto tempo ci accorgiamo che non solo siamo riusciti a tenerli insieme, ma gli abbiamo dato una nuova forma, abbiamo costruito qualcosa di nuovo e la nostra vita è cambiata. Sono cambiate le nostre amicizie, i nostri partners, il nostro lavoro e ci meravigliamo quando, riflettendo tra noi e noi, ci diciamo “…E chi se lo poteva immaginare!

Ebbene, quel bambino piccolo sì che lo poteva immaginare! È proprio lì, in quel momento in cui disfa e ricostruisce le sue torri che lo impara. Un momento che sembra così banale, vedete invece quanto può essere importante! Incredibile, vero? Saint- Exupéry scriveva “Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi se ne ricordano”. Quant’è vero…

Molto spesso noi ci muoviamo per le strade della vita con il pilota automatico inserito, ma se solo qualche volta riuscissimo a disinserirlo e a riconnetterci con il nostro bambino interiore, ecco che durante i nostri periodi di crisi, di sfiducia o anche davanti a semplici problemi che ci occupano la mente, potremmo riconneterci a quella fiducia di cui abbiamo fatto esperienza proprio quando eravamo piccoli.

Grazie Flaminia per questo prezioso insegnamento!

Per consulenze psicologiche, psicoterapia, seminari o altre richieste, puoi scrivere a Gioele D’Ambrosio oppure telefonargli al 339.7098160.


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