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Scritto da | febbraio 1st, 2015

Io, mamma imperfetta!

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Fare le mamme non è sempre facile. Anche avere dei momenti a forte carica emotiva o comunque momenti di sconforto e di rabbia è una cosa abbastanza naturale. Vediamo perché.

mamma imperfetta 1

Immagine tratta dalla serie televesiva “Una mamma imperfetta” andata in onda sulla Rai.

Gestire le emozioni come la rabbia

La rabbia è una delle emozioni che si sviluppa molto precocemente, infatti si può riscontrare già nei bambini molto piccoli. Sempre la rabbia è anche una tra le emozioni che vengono maggiormente inibite e tenute sotto controllo dalla cultura,  come se, se si prova rabbia bisogna vergognarsi.

La causa della rabbia è certamente data da molteplici fattori, fra cui il principale è nella percezione della frustrazione, fisica e psicologica, e nel conferimento a qualcun altro della volontà di ferire: ci si arrabbia soprattutto quando viene avvertita l’intenzionalità di contrastare un nostro piacere o un nostro benessere. Queste considerazioni sono molto importanti dal momento in cui le mamme spesso attribuiscono al bambino un’intenzionalità e una consapevolezza che in realtà essi non hanno.

Un’altra cosa su cui porre la nostra attenzione è che pensare non è la stessa cosa di agire. Mi spiego: il timore di molte mamme arrabbiate è quella di non riuscire a gestire il proprio comportamento e, presto o tardi, nuocere al proprio bambino. Da questo pensiero naturalmente scaturiscono ansie e sensi di colpa. Pensare anche solo “Non lo reggo più, vorrei farlo sparire per sempre!” non è la stessa cosa che farlo sparire veramente. Un pensiero non può fare del male a nessuno e assolve ad un importante funzione proiettiva (della rabbia) e quindi come valvola di sfogo.

Per cui anche le mamme hanno diritto ad arrabbiarsi e allo stesso tempo possono avere pensieri ostili e aggressivi nei confronti del proprio bambino.

Quando si perdono le staffe

La rabbia è un emozione e come tale ha una forte dimensione relazionale. Per cui davanti allo stesso comportamento possiamo reagire in modi decisamente diversi a seconda dell’umore che abbiamo in quel preciso momento o a seconda del livello di stress a cui siamo sottoposte in quel dato periodo. La risposta emotiva dipende in larga parte dall’interpretazione data alla situazione e da altre variabili ancora come:

–       Forti preoccupazioni (lavoro, vita di coppia, famigli d’origine etc.)

–       Stanchezza fisica

–       Bisogno di ritrovare le energie

–       Negatività e insicurezza nei confronti del proprio ruolo genitoriale

–       Paura di non farcela e forte senso di inadeguatezza

–       Età o periodo difficile vissuto dal figlio

La rabbia che viene dal passato

Se ci fermiamo ad ascoltare la nostra rabbia, spesso ci accorgiamo di quanto spesso non provenga dalla situazione attuale, bensì richiama a sentimenti antichi, lontani, che fanno parte della nostra storia di donna e di figlia. Ci sono infatti rabbie legate a come ci siamo sentite noi quando eravamo bambine, che sono ancora dentro di noi, e vengono come risvegliate da determinate situazioni del presente. Per esempio, non essersi sentite abbastanza amate da bambine sono situazioni che possono avere delle ripercussioni ancora nel presente, Una volta diventata adulta, la bambina “poco amata”, se non ha elaborato e accettato questo suo vissuto di angoscia e di profonda sofferenza, immette nella relazione attuale con il proprio bambino bisogni e aspettative legati proprio alla sua storia relazionale. Proprio per questo motivo è molto importante, da mamme e, più in generale, da genitori, tornare alla propria storia e distinguere tra ciò che appartiene alla relazione presente (mamma/figlio) e ciò che invece riflette antichi bisogni che non sono stati accolti.

Come far capire la rabbia ai bambini

Partendo dal presupposto che rifiutare la propria rabbia equivale a nascondere una parte di noi stesse, l’obiettivo educativo deve mirare certamente a riconoscere, accettare e modificare la propria aggressività trasformandola da forza distruttiva a forza costruttiva. Per cui, detto questo, impariamo, da mamme, a esprimere la rabbia con modalità adeguate alla crescita emotiva del nostro bambino: parliamone, diamole un significato, esprimiamo la nostra frustrazione e il nostro disappunto con le parole e con i gesti, lasciando al bambino uno spazio per comprendere perché siamo arrabbiate e allo stesso tempo rassicuriamolo che gli vogliamo bene comunque e che la rabbia, come qualsiasi altra emozione, passa.

Mamma perfetta? No grazie!

Essere mamme non significa essere perfette, anzi. Non c’è un unico modo di esserlo, quello giusto, ma infiniti modi che possono essere tutti altrettanto efficaci. L’importante è non perdere di vista il bambino che abbiamo davanti, unico e speciale, che non è uguale a tutti gli altri bambini. Quindi la stessa soluzione può andare bene per un figlio, ma non è detto che sia valida anche per il fratello o per la sorella.

E’ utile imparare ad accettare un quota di insicurezza e a renderla costruttiva: una mamma molto insicura del proprio ruolo, che non si sente mai adeguata, trasmetterà certamente questa insicurezza al proprio bambino. Una brava mamma invece è colei che si mette costantemente in discussione, che si interroga e riflette su ciò che fa e perché lo fa, non lasciando niente al caso.

Per approfondire

Nasce un figlio, nasce una mamma

“Se lo fai un’altra volta, mamma si arrabbia!”

Genitori empatici, figli emorivamente più intelligenti

Come si diventa genotori empatici

 

Cristiana Milla, psicologa e psicoterapeuta. Per avere maggiori informazioni, visita la sua pagina personale e leggi gli altri articoli. Per consulenze psicologiche, psicoterapia, seminari o altre richieste, puoi scriverle una mail all’indirizzo cristianamilla@quipsicologia.it oppure telefonarle al 339.6137545.


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