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Scritto da | ottobre 22nd, 2013

Nasce un figlio, nasce una mamma.

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Il divenire mamma non è un evento che si esaurisce con la nascita del proprio figlio, quanto un processo che dura per sempre. Ogni fase attraversata dalla mamma, ma anche dal suo piccolo, richiederà necessariamente l’elaborazione di nuove emozioni e  di nuovi vissuti. Allo stesso tempo richiederà il mettersi in gioco, modificando ciò che prima si credeva fisso e immutabile.

Si tratta di un fase delicata che comprende il passaggio dall’uno al due, nel rapporto con il nuovo nato, ma anche dal due al tre ossia dalla coppia alla famiglia, e poi successivi passaggi per consentire al figlio di essere automammanomo, verso la realizzazione di una propria identità.

Naturalmente la gravidanza è già di per sé un momento molto impegnativo per una donna. Gli stravolgimenti fisici e psichici possono spalancare lo spazio a paure, dubbi, preoccupazioni e incertezze. Nuovi e diversi equilibri da ricercare. Episodi a volte frustranti altre volte illuminanti. Domande che sorgono inattese e che esigono risposte. Tutti questi aspetti sono fondamentali per conoscersi e conoscere il mondo, iniziando proprio dalla comprensione dell’evento del dare o dell’aver dato alla luce una nuova vita.

L’Inizio di un viaggio

E’ vero che la nascita di una mamma corrisponde fisicamente con il momento del parto, esperienza quest’ultima carica di risonanze e di significato che vanno con il tempo comprese, ma è anche l’inizio di un cammino, di un viaggio di scoperta che non ha mai termine.

La donna dovrà infatti avviare un profondo ed delicato processo di trasformazione evolutiva della sua identità femminile: si tratta di confrontarsi con nuove parti di sé, rivisitare la relazione con la propria femminilità, e soprattutto ripercorrere la sua storia di figlia ed il particolare rapporto con la propria madre. Sarà proprio riattraversando questa importante relazione che ella potrà rivivere consapevolmente le proprie emozioni, esprimerle e armonizzarle, ricomporre conflitti ed eventuali ferite, recuperare e fare proprie le cose buone di quelle memorie e vissuti affettivi, al fine di compiere il passaggio generazionale da figlia a madre.

Per questo partorire un figlio è come partorire se stesse ossia una nuova identità, quella di mamma: processo che avviene in un istante, quello del parto, ma che si porta a termine solo in modo graduale.

A volte però è anche un percorso che porta sofferenza, come una finestra che è sempre stata chiusa e ora si è spalancata lasciando entrare la luce, il nuovo. Questo nuovo va integrato all’interno di una personalità già esistente, comportando spesso perdita di aspetti o parti di noi che non sono più funzionali.

Sentirsi sbagliate

L’esperienza del primo figlio è un’esperienza forte che mette la donna per la prima volta davanti a compiti genitoriali e di accudimento che sono impegnativi e molto coinvolgenti, nel senso che interessano tutti i piani della sua esistenza: quello fisico, quello mentale, quello emotivo-affettivo, ma anche quello spirituale nel senso laico del termine, ovvero esistenziale (il senso della vita).

Le neo mamme quindi vivono sentimenti contrastanti che non riescono ad essere raccontati principalmente perché non riescono ad essere ascoltati.

Per esempio è naturale e comune che una donna si senta sbagliata, impreparata, a volte anche inadeguata a svolgere questi nuovi compiti ai quali è chiamata ad adempiere e non fa altro che chiedersi se il modo in cui li sta portando avanti è quello migliore o il più adeguato. Spesso questi sono criteri di giudizio interiori che descrivono il modo che abbiamo di percepirci rispetto agli altri, cedendo a certe parti egoiche e insaziabili di perfezione e bisogni di conferma continui, aspetti quest’ultimi così rigidi da farci perdere la fiducia nelle nostre capacità e nella nostra peculiarità.

Le mamme inoltre vivono profondi sbalzi d’umore nei confronti dei loro bimbi passando da momenti di tenerezza infinita a momenti di rabbia in cui si sentono quasi impazzire. Passare dalla gioia alla disperazione è un’esperienza comune, quello che resta invece difficile è poterlo dire, comunicare a chi ci sta intorno, senza sentirsi giudicate. Questi sentimenti, solo apparentemente ambivalenti, sono in realtà pienamente compresenti nel difficile ruolo di madre e si affacceranno continuamente nella sua quotidianità. Il sostegno da parte di chi è intorno può legittimare questi vissuti fino a renderli innocui. Perché quando si tiene dentro qualcosa per paura che possa fare male, farà male ancora di più.

Sostegno alla maternità consapevole

La maternità è perciò allo stesso tempo uno stato di grazia e di vulnerabilità: capacità e risorse creative che si intrecciano con dubbi, ansie e incertezze; molto importante è che la donna, in questa fase, non sia e non si senta sola, e che abbia la possibilità di esprimere e condividere sia i momenti di vuoto e di paura, sia i momenti di pienezza e di gioia nel diventare madre.

Personalmente, come psicoterapeuta, consiglio alle mamme che stanno attraversando questo delicato e importante momento di passaggio, dei percorsi esperienziali di gruppo con i quali lavoro, che permettono di affrontare un’esperienza di cambiamento e di trasformazione che si basa sulla condivisione delle esperienze e sul sostegno relazionale.

Questo tipo di percorso fornisce alla donna la possibilità di sentirsi più vicina all’esperienza delle altre mamme e di confrontarsi in un ambiente non giudicante ed accogliente per poter esprimere le proprie gioie, i propri timori, ma anche le proprie incertezze, in quanto la condivisione dell’esperienza ha di per se una forte valenza terapeutica.

La condivisione delle esperienze permette infatti di entrare nel mondo della propria interiorità delicatamente, nel rispetto dei bisogni di ciascuna mamma. Il gruppo infatti permette di confrontarsi scoprendo diversi modi di far fronte a situazioni simili, facilitando la sperimentazione e acquisendo diverse abilità e competenze. Inoltre il confrontarsi tra mamme stimola la curiosità, suscita domande e contribuisce a offrire risposte che lontano dall’essere verità permettono di relativizzare e rendere più superabili alcune difficoltà.

 

Cristiana Milla, psicologa e psicoterapeuta. Per avere maggiori informazioni, visita la sua pagina personale e leggi gli altri articoli.

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