Promozione del benessere psicologico

chiedi una consulenza psicologica gratuita a roma

Il primo colloquio di consulenza psicologica con gli psicologi e psicoterapeuti di Qui Psicologia è gratuito. Chi non abita a Roma può fissare un appuntamento per una consulenza via telefono o via Skype.
Chiamaci oggi e Prenota il tuo colloquio gratuito!
Sarà l’occasione per fare esperienza di cosa voglia dire prendersi cura di se stessi.

Iscriviti alla newsletter di Qui psicologia

Per rimanere aggiornato sugli articoli di Qui psicologia, inserisci la tua mail nel box qui sotto e iscriviti alla newsletter:

Scritto da | gennaio 18th, 2013

Ortoressia, una ossessione o una sana attenzione?

  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

ortoressia ossessione cibo sano

Ultimamente è sempre più frequente trovare, su riviste specializzate e non, articoli che parlino dell’ortoressia. A dire il vero, il più delle volte se ne parla in termini di sterili polemiche su chi sarebbe da considerarsi più o meno un ortoressico, dal momento che sempre più gente presta attenzione a cosa mangia e alla provenienza del cibo.

Ma andiamo per gradi. Cos’è l’ortoressia?

 Si definisce ortoressia l’ossessione per il cibo sano. Alcune recenti statistiche lo danno come un disturbo in lenta crescita. La parola ortoressia viene usata la prima volta più di 10 anni fa e Il primo che ne ha dato una definizione è stato Steven Braten, dietologo americano. La definizione di ortoressia nasce dopo un periodo di auto-analisi e auto-osservazione circa le proprie abitudini alimentari. Nel suo libro Steven Bratman spiega benissimo le fasi ed i fenomeni di questa forma di estremismo alimentare, in quanto lo ha portato in prima persona a consumare i pasti in silenzio assoluto, a mangiare verdure solo se colte al massimo 15 minuti prima e a temere l’insorgenza di malattie gravi a seguito dell’ingestione di cibi sentiti come velenosi.  Fu così che arrivò alla definizione dell’ortoressia che deriva per l’appunto dal greco Orthos (giusto, sano, corretto) – orexis (appetito), per cui ossessione per il cibo sano.

Come dicevo poco fa, negli ultimi tempi mi è capitato spesso di ritrovarmi a leggere o di confrontarmi con colleghi circa questo argomento. Lo trovo molto interessante, in quanto attualissimo e in crescita soprattutto nella popolazione maschile. Basti pensare che le stime del ministero della Salute in Italia dicono che su tre milioni di persone che soffrono di disturbi del comportamento alimentare il 15% è composto da ortoressici.

ORTORESSIA. Prodotto dei nostri tempi?

L’ortoressia in ordine di tempo è solo l’ultimo prodotto della nostra società consumistica. Ed è paradossale che in una società che iper-consuma e produce, dove spesso si bada di più alla quantità che alla qualità, una persona che scelga la ricerca della qualità come ideale di vita finisca con l’ammalarsi proprio per questo.  Purtroppo parlo proprio di malattia perché è da considerarsi una vera e propria patologia. Quindi non se ne prendano a male i vegani o i crudisti, perché non è di loro che si sta parlando, ma di chi, scegliendo una strada integralista, non riesce più a scendere a compromessi con la realtà, nemmeno per le piccole cose, fino al punto di restare imprigionati nella gabbia che ci si è costruiti. Solitamente accade che si era partiti scegliendo un regime alimentare che sembrava più sano fino ad arrivare a rinunciare agli inviti a cena, o a portarsi il cibo da casa, o a limitare sempre più il numero di alimenti con cui cibarsi, convinti che alcuni di questi facciano male. A differenza degli altri disturbi alimentari come anoressia e bulimia, dove il problema è la quantità di cibo che si lega alla propria immagine corporea e ai sensi di colpa, nell’ortoressia le preoccupazioni si circoscrivono principalmente alla qualità del cibo, al rischio di contaminazione, alla minaccia che sia sporco, non sano e non puro, fino ad arrivare, nei casi più estremi, alla vera e propria mania di persecuzione.

Quindi, per rispondere alla domanda che dà il titolo a questo articolo, l’ortoressia non può essere considerata una sana attenzione. Certo, la Psicosintesi  ci insegna che in noi coesistono diverse parti o personaggi interiori che possono manifestarsi in determinate circostanze della vita, per cui in ognuno di noi potenzialmente si annida un piccolo ortoressico pronto ad aggirarsi  tra le corsie dei supermercati intento a scrutare le etichette dei prodotti. Quest’aspetto è certamente amplificato dal fatto che in Italia il mangiar bene è diventato un vanto popolare. Non a caso siamo immersi in una mare di riviste, associazioni, fiere e trasmissioni televisive che non perdono un minuto ad elogiare la nostra eccellenza gastronomica. Così anche noi pian piano stiamo imparando a riconoscere tra i  vari prodotti quali sono migliori rispetto ad altri, quali i più gustosi, quali i più sani.

Non ci si definisce ortoressici con la O maiuscola solo perché ci si nutre seguendo i precetti di una dieta vegan, o si è crudisti, o consumatori biologici ortodossi. Si è ortoressici nel momento in cui mangiare cibo sano diviene una ossessione, nel momento in cui non tolleriamo più la possibilità di entrare in contatto con ciò che trasversalmente attraversa la nostra natura umana e imperfetta. Nascono in questo caso dei comportamenti di evitamento che portano la persona ad essere sempre attenta a non entrare in contatto con tutto ciò che può risultare tossico o dannoso, cercando inconsciamente di soddisfare il proprio desiderio di immortalità. Ed è proprio per la paura di morire che nel 2003 è morta  una donna americana di nome Kate Finn. Deceduta apparentemente per anoressia, in realtà voleva “solo” mangiare sano. Il risultato della sua ossessione per il cibo sano le ha fatto perdere molti chili, e proprio questa perdita di peso, secondo alcuni, ha determinato l’insufficienza cardiaca che l’ha stroncata.

Non è certo un delitto interessarsi alla propria salute e al proprio benessere attraverso l’alimentazione.  La scuola medica salernitana diceva “noi siamo quel che mangiamo”. Ma non solo direi. “Che il tuo alimento sia il tuo medicamento” diceva Ippocrate. Non solo da come mangia, ma anche da cosa mangia si può riconoscere un uomo. Essere attenti agli ingredienti scritti sulle etichette dei cibi ai supermercati non è poi così sbagliato. È un po’ come in tutte le cose, basta non esagerare  perché, come dice il famoso detto popolare, ”il troppo storpia”.

Test ORTO -15 per la valutazione della ortoressia

Questo test è stato approntato e validato sulla popolazione italiana da Donnini et al. (2004-2005), con il supporto della Facoltà di Scienze Alimentari dell’Università la Sapienza di Roma e dell’Istituto di Scienze dell’Alimentazione del CNR di Avellino.
Il test è composto da 15 item a scelta multipla a cui bisogna rispondere con sempre, spesso, mai, a volte.
“Sempre” equivale a punteggio 4
“Spesso” equivale a punteggio 3
“Mai” equivale a punteggio 2
“A volte” equivale a punteggio 1

1. Quando mangi presti attenzione alle calorie del cibo?
2. Quando vai al supermercato ti senti confuso?
3. Negli ultimi tre mesi il cibo ti ha preoccupato?
4. Le scelte del cibo sono condizionate dalla tua paura circa lo stato di salute?
5. Quando scegli il cibo, il gusto è più importante della qualità?
6. Sei disposto a spendere di più per avere un cibo salutare?
7. Il pensiero del cibo ti preoccupa per più di 3 ore al giorno?
8. Ti neghi qualche trasgressione alimentare?
9. Gli stati affettivi incidono sul tuo comportamento alimentare?
10. Mangiare solo cibo salutare accresce la tua autostima?
11. Mangiare solo cibo salutare cambia il tuo stile di vita (ad esempio riduce la frequenza delle cene al ristorante con amici)?
12. Pensi che mangiare cibo salutare migliori il tuo aspetto?
13. Ti senti colpevole quando trasgredisci?
14. Pensi che in un supermercato ci sono anche cibi non salutari?
15. Sei solo quando mangi?

Un punteggio complessivo di 40 o più segnala ortoressia. Il problema è tanto più grave quanto più il punteggio si approssima a 60.
Un punteggio inferiore a 40 ottenuto con una prevalenza di “mai” indica la possibile presenza del problema opposto, ossia una disattenzione eccessiva e potenzialmente pericolosa per la propria alimentazione.

 


  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Tu cosa ne pensi?