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Scritto da | aprile 23rd, 2013

Punizioni fisiche sì? Punizioni fisiche no?

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I genitori spesso ripiegano sulle punizioni fisiche non essendo in grado di utilizzare altre strategie per far fronte e risolvere situazioni critiche con i loro figli. In questo modo s’illudono di poter recuperare autorevolezza e di arginare in qualche modo permissivismo e condiscendenza, ingredienti questi ultimi sempre più presenti nella modalità educativa che caratterizza la nostra epoca. Ma le punizioni fisiche sui nostri figli sono veramente utili?

 

punizioni-fisichePunizioni fisiche: una pratica diffusa

Malgrado negli ultimi cinquant’anni ci sia stato in occidente un profondo cambiamento dell’atteggiamento verso le punizione fisiche sui bambini sia in ambiente familiare che in quello scolastico, nella realtà delle cose è ancora una pratica non soltanto molto diffusa, ma in alcuni casi apertamente rivendicata come utile. Le ricerche scientifiche sull’argomento non sono molte, anche perché si tratta di un tema molto delicato sul quale le persone frequentemente tendono a fornire risposte non del tutto sincere; questo accade perché inconsapevolmente desiderano dare un’immagine di sé il più possibile positiva, di genitore aperto al dialogo e soprattutto buono. Da alcune ricerche emerge che in generale i genitori italiani si valutano meno severi dei propri stessi genitori e più aperti ad un dialogo con i figli.

Esiste però un’indagine realizzata per Save the Children Italia da Ipsos del 2010  nella quale si evidenzia che circa il 25% dei genitori utilizza ancora le punizioni fisiche. Quindi nel nostro Paese, un quarto dei genitori adotta, come metodo educativo nei confronti dei propri figli, le punizioni corporali.

L’indagine “I metodi educativi e il ricorso a punizioni fisiche” è stata condotta attraverso interviste a un campione di 1000 genitori con almeno un figlio tra i 3 e i 16 anni e a un campione di 250 ragazzi tra gli 11 e i 16 anni. Ma vediamo alcuni dati.

Dallo studio emerge chiaramente che i tre quarti dei genitori considerano lo schiaffo un gesto prevalentemente violento e non un metodo da utilizzare per l’educazione dei figli. Quando vi ricorrono non è mai un gesto pianificato ma, per il 45% dato “dall’esasperazione, lo spavento, la reazione di un momento” e per il 38% un “voler segnalare in modo inequivocabile che si è superato un limite estremo”. Tuttavia più di un quarto dei genitori italiani ricorre allo schiaffo, il 22% qualche volta al mese; il 5% quasi ogni giorno.

A questi poi si aggiunge un 49% che lo utilizza eccezionalmente. Per la maggior parte dei genitori, il dialogo e l’ascolto sono le basi fondamentali per definire il rapporto con i figli, sui quali i genitori costruiscono il loro rapporto educativo con i figli – rispettivamente per il 50% e per il 35% di essi. Fra le diverse punizioni adottate dal campione intervistato, quella fisica è la meno rilevante, spesso dopo aver dato uno schiaffo i genitori si sentono in colpa, ma non considerano le conseguenze dannose, infatti per il 57% dei genitori, dare uno schiaffo una volta ogni tanto non ha mai fatto male a nessuno e per il 26% di essi addirittura può avere un effetto benefico per renderli adulti educati.

Per contrastare il ricorso alle punizioni fisiche contro i bambini, sempre Save the Children, ha lanciato una campagna dal titolo “A mani ferme”, il cui slogan è: “Uno schiaffo non finisce mai” La campagna è realizzata all’interno del Progetto “Educate, do not punish” finanziata dalla Commissione europea nell’ambito del programma d’azione comunitaria Daphne III.

Perché i genitori utilizzano le punizioni fisiche?

Siamo quindi in presenza di un ricorso abbastanza diffuso alle punizioni fisiche, la maggior parte delle volte utilizzate dai genitori come ripiego nei momenti di difficoltà e quando non sanno come affrontare e risolvere determinati comportamenti problematici dei figli.

Come avevo già anticipato all’inizio, i genitori pensano ingenuamente che utilizzando questi comportamenti punitivi possano recuperare la loro autorevolezza, quando abitualmente il loro metodi educativi sono all’insegna del permissivismo e della più assoluta arrendevolezza.

È utile a questo punto far presente che le punizioni fisiche sono del tutto inutili per insegnare ai bambini come comportarsi in modo positivo e soprattutto non servono assolutamente a recuperare ai loro occhi l’immagine di genitori autorevoli. Non servono neppure per ottenere il rispetto delle regole e direi anzi, sono del tutto  controproducenti. Utilizzando le punizioni fisiche si insegna prima di tutto ai nostri bambini che i problemi e in generale i conflitti, si risolvono solo con la violenza e l’aggressione. È come trasmettergli la regola del “Vince chi è più forte!”. I nostri figli perciò non imparano che i conflitti si possono risolvere in modo costruttivo, con soluzioni meno impulsive e in grado di appianare davvero i problemi di relazione e di convivenza.

 

Da dove ripartire?

Una soluzione per evitare di lasciare che l’esasperazione prenda il sopravvento è indubbiamente l’applicazione dei quattro principi della genitorialità, come suggerito nella “Guida alla genitorialità positiva :

  1. individuare i propri obiettivi educativi di lungo termine;
  2. far sentire il proprio affetto e fornire punti di riferimento ai nostri figli in ogni interazione con loro;
  3. comprendere cosa pensano e cosa provano i nostri figli in diverse situazioni, attraverso l’empatia;
  4. assumere un approccio che mira alla risoluzione dei problemi piuttosto che un approccio punitivo.

L’autorevolezza è certamente il frutto di un’educazione che unisce all’affetto e al dialogo, regole chiare, positive, coerenti e concise.

 

Per consulenze psicologiche, psicoterapia, seminari o altre richieste, puoi scrivere a Cristiana Milla oppure telefonargli al 339.6137545

 


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6 commenti a Punizioni fisiche sì? Punizioni fisiche no?

  • Giovanni

    Rispondo a riccardo. anch’io sono un papà, e mi sto molto interrogando in merito alle punizioni fisiche. prima ero convinto che qualche scapaccione servisse, oggi riflettendoci e lavorandoci in terapia la mia convinzione inizia a vacillare. mi rendo conto che lo scapaccione parte più spesso quando sono stanco o insofferente, e non perchè i figli abbiano fatto qualcosa di irreparabile. Ieri ho assistito ad una scena: una mamma sgridava una figlia per come si era comportata, a suo avviso da maleducata. avrà avuto 5 anni. “maleducata! ti insegno come ci si comporta! schafff! hai capito!! schaff!” la bimba tremava per il terrore. E per che cosa? Cioè, il terrore negli occhi dei nostri figli è proporzionato a quello che hanno fatto? Secondo me no. il terrore poi ti rimane per sempre, come una ferita aperta. e a cosa è servito? a sforgarci? a insegnarli come ci si comporta? ma non lo si può fare in un altro modo? sto imparando che un altro modo esiste.
    scusate il papello, ma è un tema che mi sta molto a cuore ultimamente.
    a presto.

    • Grazie Giovanni per la aver lasciato la tua preziosa esperienza. Hai detto cose molto importanti. Un altro modo esiste, hai ragione.
      Intanto attraverso la presenza, che permette a noi genbitori di comprendere la situazione che si presenta senza caricarla di altri significati legati ad una proporia ferita. Con questo intendo dire che spesso le nostre sono reazioni e non azioni consapevoli.
      Già il fatto di interrogarsi sul fatto che un altro modo esiste, permette che si aprono nuove possibilità, evitando di reiterare comportamenti automatici e spesso inconsapevoli.

  • riccardo

    mah, io ho un figlio e ognitanto vedo che qualche scapaccione serve.

  • chiara

    Quel video fà veramente venire i brividi. Ti passa la voglia anche solo di alzare la voce contro i nostri figli. Grazie

    • Hai ragione Chiara. Fa venire veramente i brividi. Quando ho visto per la prima volta questo video ho pensato che valeva la pena tornare su questo tema poco affrontato. Si fa presto a dimenticare…

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