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Scritto da | giugno 5th, 2012

Tu chiamale se vuoi… emozioni

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La cosa che caratterizza e rende umana la nostra vita, dalla nostra nascita fino alla nostra morte, è la capacità di provare emozioni. Le emozioni si attivano  e irrompono nella nostra persona quasi senza accorgercene. A volte siamo consapevoli da dove arrivano e dove vogliono andare, altre meno. Siamo per strada e vediamo da lontano il nostro amore, il cuore si riempie di gioia, un sorriso si disegna sul nostro viso, il desiderio ci fa muovere le gambe verso l’altro in attesa, direbbe il cantante E. Vianello, “di un dolcissimo bacio d’amor”.

Le emozioni  guidano le nostre scelte, strutturano e colorano i nostri ricordi, ci donano il senso di noi stessi, ci dicono che esistiamo, che siamo vivi.

Non si sa ancora come mai l’evoluzione abbia conferito all’emozione un ruolo tanto fondamentale nella psiche umana, alcuni sociobiologi sostengono che le nostre emozioni ci guidano nell’affrontare compiti troppo difficili e importanti perché possano essere affidati al solo intelletto. Per esempio pensiamo alle situazioni di grande pericolo: se non ci fosse la paura come emozione che attiva una serie di processi a catena, potremmo dire con certezza che l’uomo si sarebbe estinto da molto tempo. Pensiamo all’uomo primitivo di fronte alle bestie feroci: senza la paura non sarebbe riuscito a scappare o a trovare strategie per vincerla, dal momento che la paura fa sì che il sangue fluisca verso i grandi muscoli scheletrici, ad esempio delle gambe, rendendo così più facile la fuga. Ma allo stesso tempo, il corpo si immobilizza, quasi fosse paralizzato, per dare alla mente il tempo necessario per valutare se sia il caso di nascondersi o no. Il cervello  scatena un flusso di ormoni che mette tutto l’organismo sull’allerta, attento, pronto per l’azione valutata come migliore.

 

Questo tema della paura ci apre al tema delle emozioni negative.

Nel nostro universo emozionale possiamo dire che esistono, in generale, emozioni positive ed emozioni negative.

A me, sarà forse per deformazione professionale, capita spesso di ascoltare persone che si lamentano, sbuffano, per questo evento triste o per qualcosa che le ha fatte arrabbiare fino a dire: “In che mondo di merda viviamo!”. Non sono momenti piacevoli. E quanti di noi avranno pensato che sarebbe bello un mondo senza pensieri ed emozioni negativi, dove ci sia più amore e felicità, dove ognuno di noi può svegliarsi al mattino pieno di gioia, sempre positivo e ottimista.

Non è facile ottenere ciò. Perché la realtà è ben diversa.

Quelle che comunemente chiamiamo emozioni negative, quali la rabbia, la tristezza, la noia, l’invidia fanno parte invece di noi, della nostra umanità.

Nella nostra condizione di “teneri umanotteri”, quando la maggior parte di noi sperimenta un’ emozione negativa che considera dissonante fa di tutto pur di negarla o combatterla. Sentendola una cosa lontana da noi, una cosa strana, potremmo cadere nella paura di essere diventati matti, o addirittura potremmo finire per colpevolizzarci dicendoci che non si dovrebbero provare questa emozioni.

Ho nella mia famiglia l’esempio di una zia che ogni volta che si nomina la parola depressione o tristezza inizia col dire una serie di frasi augurandosi di tenere lontano questa brutta malattia dalla sua casa. Così come lei, tantissimi lo fanno, senza notare che tutte queste emozioni fanno parte della vita. Provarle è normale e utile, perché, come nell’esempio precedente dell’uomo primitivo possono esserci d’aiuto.

Le nostre emozioni negative possono divenire così delle risorse da utilizzare per la nostra crescita personale e il raggiungimento di un maggior benessere.

Per esempio la depressione può indicarci che stiamo tradendo una parte profonda di noi stessi, che non stiamo vivendo la nostra vita ma la vita che altri hanno deciso per noi.

Accettare e comprendere le nostre emozioni, positive o negative che siano, ci permette di vivere bene con noi stessi e con le persone che ci circondano. Nell’analizzare, comprendere e accettare le emozioni negative, stiamo facendo leva sulla nostra resilienza: ci stiamo dando la possibilità di trasformare quello che una volta ritenevamo un punto debole in un punto di forza!

 

Bibliografia

Ferro A. (2007), Evitare le emozioni, vivere le emozioni, Raffaello Cortina Editore, Milano.

Goleman D. (1995), Intelligenza Emotiva, Rizzoli, Milano, 1996.

Alberti A. (2003), L’uomo che soffre l’uomo che cura, L’Uomo edizioni, Firenze.

Hahusseau S, Chi ha paura dell’umore nero?, Centro studi Erickson, Trento, 2008.

 


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